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Sul restauro della tela della “Madonna degli Angeli” di Gaspar Hovic nella chiesa di Sant’Angelo

Martedì 1° marzo, alle 19.30, nella chiesa di San Michele Arcangelo a Ruvo di Puglia si terrà la presentazione della tela restaurata “La Madonna degli Angeli”. L’opera, del 1598, è firmata e datata da Gaspar Hovic, noto pittore fiammingo vissuto in Puglia tra Cinquecento e Seicento.
A promuoverne il recente restauro ci ha pensato la Pro Loco di Ruvo di Puglia tramite le donazioni del 5×1000, insieme al patrocinio gratuito del Comune di Ruvo di Puglia e dalla parrocchia di San Michele Arcangelo.

Il restauro è stato eseguito dalla ditta “ACHG Restauro Opere d’Arte” di Annamaria e Giuseppe Chiapparino, sotto la direzione scientifica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico delle Province di Bari e Foggia.

Nel 2016 la stessa opera è apparsa nel volume “Madonne di Famiglia” scritto da Francesco Lauciello ed edito da ilSedente. All’interno dello studio l’attenzione cade sulla committenza e sugli aspetti prettamente devozionali dell’opera con uno sguardo, necessario, all’aspetto artistico e simbolico. Il ritratto del committente, nel volume identificato per la prima volta in Giulio Carafa, è uno dei meglio riusciti del rinascimento pugliese: significativi l’abito militaresco con il bordo in velluto verde, l’acconciatura spettinata e il porro sulla tempia. Anche la raffigurazione, come si evince facilmente dal precedente studio, svela una certa somiglianza nella fisioniomia del viso con alcune incisioni e ritratti del padre Vincenzo Carafa. Ciò confermerebbe che l’effigiato rappresenti proprio Giulio Carafa.

Ulteriore conferma deriva dalla datazione: nel 1598 Giulio eresse con testamento la cappella dedicata alla Vergine nella chiesa dei Minori Osservanti.
Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che l’istituzione delle cappelle e le immagini sacre in esse custodite, oltre a mostrare il prestigio delle famiglie nobili e notabili, avevano una importante funzione cultuale e devozionale che talvolta assumeva carattere cittadino. È questo il caso del culto alla Madonna degli Angeli che, secondo quando disposto dal Carafa, prevedeva la partecipazione del Capitolo cittadino alle celebrazioni liturgiche nella chiesa di Sant’Angelo in occasione dei primi vespri e della festa della solennità della Porziuncola, istituita universalmente il 2 agosto.

Per approfondire, riportiamo ampi stralci del volume citato che è attualmente disponibile presso la Pro Loco di Ruvo di Puglia o richiedendolo a redazione@ilsedente.it.

La Madonna degli Angeli di Gaspar Hovic per la chiesa di Sant’Angelo a Ruvo di Puglia

La Porziuncola

Tra le più sentite devozioni mariane esistenti nell’ambito francescano, quella alla Madonna degli Angeli è sicuramente preminente perché voluta dallo stesso fondatore dell’ordine. Raccontano le fonti che, mentre san Francesco era immerso nella preghiera presso la Porziuncola, improvvisamente una vivissima luce dilagò nella chiesina e sull’altare apparve  Cristo e la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli.

San Francesco, alla domanda su cosa desiderasse per salvare le anime, chiese di istitutire per chi visitasse la chiesetta un “ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. Il Cristo accolse la preghiera, pregando Francesco di chiedere al Papa Onorio III l’approvazione. Il Papa approvò e Francesco il 2 agosto 1216 annunciò al popolo l’avvenuta concessione dell’indulgenza.

Nacque così il Perdono di Assisi che ancora oggi è possibile lucrare visitando una chiesa francescana tra il primo e il 2 agosto, festa della Vergine degli Angeli.

Nella chiesa francescana ruvese, che la tradizione vuole sia stata fondata dallo stesso san Francesco, non poteva, quindi, mancare una raffigurazione della Vergine col bambino Gesù circondata da numerosissimi angeli in volo.

L’opera proviene dalla cappella omonima che si trovava nella quattrocentesca chiesa di sant’Angelo. Il sacello era stato eretto da Giulio Carafa con testamento del 1598.

Giulio Carafa era figlio naturale di Vincenzo, priore d’Ungheria, conte di Ruvo e duca d’Andria e uno de’ più valorosi guerrieri che stati sianno nella Famiglia Carafa. Giulio si sposò a Ruvo con la gentil donna Maria Menna ed ebbe come figlio Flaminio che ottenne il titolo di Marchese di Baranelli in Molise.

La tela raffigura la Madonna col Bambino seduta sulle nubi e incoronata dagli angeli, ai lati i santi Francesco e Giovanni Battista tra cui si apre una parziale visione del Purgatorio da cui fuoriescono alcune anime che cercano la salvezza “aggrappandosi” al cingolo di san Francesco. Sulla destra un personaggio a mezzo busto, con la barba ben curata, guarda diretto allo spettatore, mentre con l’indice sinistro tiene alcune pagine di un libretto dal quale pende un nastro scuro che funge da segnalibro.

Potrebbe trattarsi, vista la perfetta corrispondenza cronologica, del ritratto di un membro della famiglia Carafa, forse lo stesso Giulio, raffigurato con il collo stretto nella gorgiera e con un’abito militaresco e di colore nero, simbolo dell’aristocrazia di fine Cinquecento.

La cappella in cui stanno ed appaiono murate le Iscrizioni della detta famiglia de’ Carafa, passò da Flaminio Carafa, figlio di Giulio, alla figlia donna Francesca che fu maritata a Giuseppe Carafa d’Aragona dei Duchi di Maddaloni. Nel corso del XVII secolo, quest’ultimo donò la cappella della Santissima detta la Madonna delli Angeli a don Antonio Avitaya, membro della famiglia di Castellammare di Stabia trasferitasi a Ruvo nel 1533.

Per favorire la devozione alla Vergine e farla diventare quasi cittadina, Giulio Carafa stabilì con un legato che il Reverendo Capitolo ruvese avrebbe dovuto presentarsi due volte l’anno nella chiesa del Venerabil Monastero di sant’Angelo dei Padri Minori d’osservanza, sia la sera del primo d’Agosto ogni Anno a’ cantare le Vesperi, e la mattina del seguente delli due del detto mese per la solennità della Porziuncola a’ Cantare la messa e poi l’esequia finita la detta messa per l’anima del sopradetto quondam Giulio Carafa.

Il capitolo utilizzò i cento ducati del legato, insieme ad altre donazioni, per acquistare dagli eredi di Sebastiano Boccumino vigne due e mezza e viti 25 di cocelvina alla via di Valle di Noè al medesimo luogo di Pietra grossa con fornace, lamia, lago, cappella ed altri membri. Si tratta dei fondi su cui insiste attualmente parte del Viadotto Magna Grecia e la cosiddetta Cappella Nuova che, come apprendiamo dalla Platea del Capitolo Cattedrale, fu riedificata nel 1858.

Francesco Lauciello

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